La creatività ha a che fare con la semplicità

Lo dice Ken Segall, cocreatore della campagna “think different” e della “i” che identifica i prodotti Apple.

Semplicità nel senso di eliminare tutto ciò che è superfluo e che genera confusione.
Anche nelle organizzazioni.

In un’intervista racconta che nelle riunioni in cui si dovevano prendere decisioni strategiche, Steve Jobs era sempre presente, così da sentire direttamente tutte le proposte e esprimere subito le proprie aspettative e valutazioni.
Risultato: tempo risparmiato e lavoro subito finalizzato.
Quante volte accade nelle nostre aziende?
A me è successo solo una volta. Un CEO appena insediato fece il giro delle sedi per presentarsi e raccogliere informazioni e suggerimenti: “Voi mi dite e poi io decido”
Ovviamente.
Perché non è democrazia, è efficienza.
Semplificare significa decidere cosa tenere e cosa eliminare, cosa è producente e cosa no, quando ha senso una lunga catena di comando e quando ne ha di più un confronto diretto.

Non c’è una regola: sta tutto alla sensibilità della persona, alle sue esperienze, alle sue ambizioni.
E alla creatività.
Che può essere istintiva e anarchica anche a rischio di fallire, o guidata e strutturata per puntare al successo.

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Tu che ci guadagni?

Domanda che mi sento spesso fare quando racconto il tempo e le energie che dedico alle associazioni di cui faccio parte o ad alcune collaborazioni pro bono.


Come lo spiego in poche parole chiare?


Chi fa libera professione deve (dovrebbe) sempre lavorare su due livelli:


– il presente per garantirsi la copertura delle spese e un tenore di vita che giustifichi il maggiore impegno rispetto ad un lavoro dipendente routinario


– il futuro, ovvero la costruzione di relazioni e opportunità professionali, la riconoscibilità e la credibilità. Tutte opportunità che non piovono dal cielo e anzi richiedono tempo e dedizione.
In questo secondo ambito il guadagno è futuribile; è un investimento sulla propria professionalità.
E poi c’è il concetto di guadagno.
Per me esistono quattro tipi di ritorno dalle mie attività:
1. soldi che mi garantiscono il presente 
2. network relazionale che crea le basi per il futuro
3. esperienze e competenze per crescere nel presente e nel futuro
4. divertimento
I primi tre sono frutti dell’investimento professionale.
Il quarto è il privilegio di chi può fare ciò che davvero ama.
E non ha prezzo.

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Non mollare

Ogni tanto ho avuto la tentazione di mollare.
Quando ero all’università, mi sono inchiodata sull’esame di procedura penale (chi ha studiato giurisprudenza comprende l’assurdità della situazione) perché gli assistenti volevano a memoria il codice napoleonico…
Per me non avevo senso impararlo e non riuscivo a passare.
Ho pensato seriamente di mollare, ma non l’ho fatto, perché era importante.
Poi l’esame l’ho passato a pieni voti e mi sono laureata.
In una delle “mie” aziende, fui forzatamente trasferita (per punire il mio capo), perdendo validi collaboratori.
Volevo mollare, ma non lo feci, perché era importante.
Conobbi nuovi fantastici colleghi e reclutai ottimi collaboratori.
Nonostante ora abbia la fortuna di scegliermi clienti e partner, ogni tanto ho la tentazione di mollare.
Mi succede quando ho l’impressione di disperdere tempo ed energie inutilmente, di aver sbagliato strada o persone.
Allora riprendo il mio progetto, quello che avevo impostato all’inizio di questa nuova avventura e mi concentro sulla strada fatta fin qui, verifico la coerenza delle scelte che non mi convincono, aggiusto il tiro, correggo la rotta, ma non mollo.
Perché questa è la mia vita e non ne vorrei mai una diversa

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La casa sull’acqua

Quando lavoro su nuovi progetti di business dei miei clienti, spesso trovo tanta confusione rivestita di entusiasmo.
Il mio ruolo è quello dell’avvocata del diavolo: metto in discussione le certezze, sollevo obiezioni, faccio le domande scomode che nessun@ vorrebbe sentirsi rivolgere.
L’intento è capire quanta parte del progetto è realmente allineata con la persona che me lo presenta: con i suoi valori, le sue passioni, le sue ambizioni, e quanta è invece frutto di mode, “buoni consigli” ed esigenze del momento.
La mia missione è che quel progetto abbia successo e prosperi negli anni.
Se possibile, che diventi un modello da replicare, moltiplicando il vantaggio per chi lo ha ideato.
Perché accada occorre tanto lavoro, dedizione, assunzione di rischi, una certa dose di pionierismo.
Come costruire una casa sull’acqua.
Perché la costruzione sia stabile e resista al tempo e alle calamità, servono fondamenta solide.
Non basta una veranda suggestiva e men che meno una bella pittura della facciata.
A volte bisogna demolire per rinforzare e in quella fase c’è tensione e rifiuto.
E poi c’è l’orgoglio di dire e sentirsi dire: “La mia idea ha una casa bellissima”.

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