Ho perso ed è stato bellissimo

Qualche settimana fa sono stata contattata come potenziale formatrice per un progetto internazionale.
Ero al settimo cielo e ci sono rimasta per tre giorni. Poi: buio.
Era chiaro che dovevo tornare con i piedi per terra.
Ovviamente ero delusa: insomma, ero stata scartata.
Puoi avere l’autostima più salda del mondo, ma se perdi hai perso.
Qualche giorno dopo, ho saputo che quel ruolo è stato assegnato ad un formatore che conosco (ma lui non conosce me, ancora… 🙂) che ammiro molto e che ambisco ad eguagliare in esperienza e capacità.
In quel preciso momento il mio stato d’animo è radicalmente cambiato.
La sconfitta è diventata una vittoria.
Essere stata presa in considerazione insieme ad un professionista di quel calibro mi ha fatto capire che sono sulla buona strada.
Che vale la pena stringere i denti e proseguire su un percorso che, per quanto faticoso e a volte accidentato, amo.

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Se puoi immaginarlo

Una delle attività del mio lavoro consiste nel supportare le persone nella gestione dei cambiamenti. A volte negativi ma più spesso positivi: una promozione, l’avvio di una nuova attività o collaborazione. 
Eppure, generano la stessa crisi.
Il problema non è la natura del cambiamento, il problema è il cambiamento in sé.
È l’interruzione della nostra routine, l’uscita dal nostro mondo noto e rassicurante – anche se più brutto di quello che ci aspetta.
Abbiamo paura di fallire, di non essere all’altezza delle sfide che ci si prospettano; peggio, di non meritare il successo che potremmo conseguire.
Le esperienze del passato ci condizionano, alcune persone (seppur in buona fede) ci frenano.
Dal passato impariamo a non ripetere gli errori ma tenendo presente il nuovo contesto.
Ascoltiamo le persone che ci sono vicine considerando che non sono noi.
Walt Disney diceva: “Se puoi immaginarlo, puoi farlo”.
Una parte del “segreto”, in effetti, sta nella capacità tutta umana di immaginare il futuro.
Ma non basta: dobbiamo passare all’azione.
È questo il momento in cui avviene realmente il cambiamento: quando iniziamo ad agire.
E si vede: una nuova luce negli occhi racconta una nuova consapevolezza di sé e una nuova determinazione.
È bellissimo vedere quella luce e sapere di aver contribuito ad accenderla

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Conosci Ray Kroc?

Giorni fa ho rivisto “The founder” il film su Ray Kroc, il fondatore della catena McDonald’s. Nonostante le ombre, ciò che mi affascina della sua storia è che:
1. Non era un giovane hacker geniale ma un comune rappresentante di frullatori di mezza età
2. Ha saputo cogliere l’opportunità. In uno dei suoi mille appuntamenti di vendita è capitato in un ristorante “diverso” dove le persone sceglievano da un menù limitato ma di qualità e mangiavano velocemente, perciò perfetto per le famiglie.
3. Ha saputo riconoscere le potenzialità delle persone oltre il loro ruolo (il suo vice Fred Turner era un ex addetto al grill)
4. Ha creato un modello organizzativo basato su mentorship e coo-petizione. 
5. Ha fondato la prima catena di fast food al mondo e non nella fervente Silicon Valley degli anni ’70 ma nella sonnolenta provincia americana degli anni ’60.
Non è stato un santo né un benefattore ma dalla sua storia ho imparato che:
1. Non si è mai troppo vecchi per realizzare le proprie ambizioni
2. Il successo non risiede tanto nel cosa ma nel come si fanno le cose (l’idea originale era dei fratelli McDonald che Kroc ha reso replicabile)
3. Anche quando si lavora da soli, la vera forza è nel network

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Quando cambia il contesto

Mi è stato proposto di scrivere un contributo su un tema che mi appassiona.
Per una scribacchina compulsiva come me dovrebbe essere semplice. Invece, io che giro tutto il giorno con un quaderno su cui appunto note, riflessioni e spunti, mi ritrovo a ragionare su ogni parola, sull’opportunità di una frase.

È cambiato il contesto.

Non scrivo per le mie pagine o il mio sito; devo scrivere per un magazine con un piano editoriale definito, con delle aspettative sui contributors.
Mi diverte osservare in me stessa il cambio di atteggiamento interno.
Un’attività abitualmente spontanea diventa quasi un compito. 
C’è una diversa tensione: un’aspirazione al giudizio positivo che di solito non mi appartiene.
I cambiamenti sono una costante necessaria alla nostra crescita umana e professionale.

Saprò di aver vinto la sfida non se vedrò il mio pezzo pubblicato, ma quando mi accorgerò di aver interiorizzato questo nuovo contesto vivendolo per quello che è: una bella opportunità

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La forza di dire NO
Ogni volta che sto per dire no ad una proposta professionale mi si stringe lo stomaco e comincio a chiedermi
1. E se stessi perdendo un’occasione?
2. E se la persona a cui ho detto no questa volta non mi chiamasse più e perdessi una relazione strategica?
Allora prendo un bel respiro e analizzo la situazione. Generalmente i miei no derivano da:
a. non sono capace e non voglio improvvisare. Non si può essere competenti su tutto e millantare è disonesto.
b. non è strategico per me. Ho un progetto professionale definito. Tutto ciò che non è coerente con esso mi toglie tempo ed energie, due beni limitati e preziosi. Unica eccezione se farlo mi diverte molto o mi arricchisce umanamente.
Allora, mi rispondo:
1. rinuncio a un’occasione per costruirne altre per me più profittevoli in termini economici, professionali e umani
2. motiverò il mio no e chiarirò le mie aree di disponibilità così che questa persona sappia quando e per cosa potrà contare su di me. Le persone di successo sanno contestualizzare le vicende e apprezzare un rifiuto motivato.
Con le altre, forse, la relazione non era poi così strategica.
Lo stomaco si rilassa, il respiro torna regolare e, magicamente, il tempo e le energie aumentano.

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Storie di successo
Un’immagine vincente suscita sempre emozioni forti: ammirazione, desiderio di emulazione, invidia.
Ma cos’è vincente?
Non provo mai invidia per chi ha successo ma non sempre provo ammirazione. 
La verità è che quando qualcuno me lo racconta come se fosse un “gioco da ragazzi” per me lo banalizza.
“Se tutto quello che hai fatto ti è riuscito, vuol dire che non hai provato abbastanza” (Gordon Moore)
L’ammirazione mi nasce quando qualcuno mi racconta i fallimenti, le paure, gli inciampi e come ne ha saputo emergere.
Il successo, per me, è tutto lì: nel superare se stessi.

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Chi scrive il tuo destino

Da piccola volevo fare la giornalista. Poi mi hanno spiegato che era un percorso lungo, tortuoso e spesso clientelare e decisi che non era poi così importante, che mi bastava scrivere per me.
Al liceo mi piaceva aiutare gli altri a studiare e superare le interrogazioni. Passavo appunti e metodi di studio più veloci; a volte anche i compiti in classe. Un anno mi costò un 7 in condotta e il rischio di bocciatura, così allentai ma senza smettere.
Quando lavoravo in azienda mi piaceva fare squadra con i colleghi e le colleghe e supportare la crescita professionale di altr*. Qualcun@ ne approfittava, qualcun altr@ non capiva e mi considerava una marziana.
Da qualche anno ho deciso che avrei trasformato in lavoro tutto (e solo) ciò che mi fa battere il cuore.
La formazione, la facilitazione e un po’ anche la scrittura sono diventati il mio lavoro e ho ritrovato l’entusiasmo di quando ero bambina.
Sto realizzando i sogni di gioventù.
Forse un po’ in ritardo, ma con un bagaglio di esperienze “altre” che allora non avevo, e che oggi fanno da bussola.
A ripensarci mi dico: non poteva essere altrimenti.
E tu?
Chi scrive il tuo destino?

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Se vivi una vita che non ti appaga, prima o poi, ne pagherai il conto.
Se fai un lavoro che non ti piace, lo farai male e scalerai velocemente la classifica delle persone da “mandare a casa” quando sarà necessario.
Se vivi una relazione che non ti rende felice, renderai infelice anche il/la partner che a un certo punto preferirà fare a meno di te.
Se guardandoti allo specchio non trovi un motivo per sorridere, le altre persone si abitueranno a guardarti con i tuoi occhi e si allontaneranno da te.
Se adduci alibi e scuse; se è colpa della sfortuna, o di capi che non capiscono il tuo valore, partner che non ti sanno amare e amicizie opportunistiche sei in una gabbia che hai chiuso tu, gettando la chiave fuori.
Gli eventi negativi accadono, i lavori si perdono, le relazioni finiscono e alcune amicizie sono effimere.
Ma se accetti la tua dose di responsabilità; se scegli di riprendere il controllo dei tuoi pensieri; se decidi di liberarti dal conformismo, dall’ansia, dal bisogno di controllo, dalla finta sicurezza delle consuetudini, potrai dispiegare le ali come una farfalla e mostrare al mondo tutti i tuoi meravigliosi colori.
“E se diventi farfalla, nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali” (Alda Merini)

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