Per favore, mi aiuti? Cap. 1

 

Quanto volte pronunci questa frase in una settimana?

Chiedere aiuto non ci piace.

Non ci piace a causa di una serie di preconcetti come

“Chiedere aiuto implica incompetenza e/o debolezza”

“Nessuno ti dà niente per niente”

E soprattutto “Chi fa da sé fa per tre”!

Ti ci trovi?

Analizziamo queste frasi a ritroso.

“Chi fa da sé fa per tre” è un proverbio che sottintende che lavorare in squadra (già anche in coppia) faccia perdere tempo.

Lavorare con altre persone richiede coordinamento, divisione dei compiti, collaborazione. Lavoro che si aggiunge al lavoro e richiede tempo.

Allora perché scegliere di lavorare con altri/e? Perché, come recita un proverbio africano:

“Se vuoi andare veloce cammina da sol@ ma se vuoi andare lontano cammina in compagnia”

In un gruppo ben costituito, ciascun@ contribuisce con le proprie conoscenze, competenze, eccellenze e con la propria spinta motiva motivazionale, supportando all’occorrenza chi è in difficoltà.

Il risultato delle sinergie professionali e umane è esponenziale:

1 + 1 = 11

“Nessuno ti dà niente per niente” … e allora?

La collaborazione deve essere vantaggiosa per tutte le persone coinvolte.

Non si tratta di elemosinare o pretendere, si tratta di identificare chi è migliore di noi in un certo ambito e utilizzare questa capacità per ottenere un risultato superiore.

In cambio, ovviamente, di una contropartita. Quale? Dipende: può essere denaro, carriera, prestigio, visibilità.

Non ci crederai, ma può essere semplicemente il piacere di lavorare insieme, o la soddisfazione di lavorare ad un progetto significativo.

Non sottovalutare mai il potere della gratificazione personale.

“Chiedere aiuto implica incompetenza e/o debolezza”

Ti svelo due grandi verità (consentimi la presunzione):

  1. Ci sono almeno un milione di cose in cui sei incompetente.

Nessuno sa tutto di tutto e improvvisarsi, quando non si è capaci, può nuocere gravemente al buon esito del tuo lavoro.

Del resto, ce ne saranno molte in cui sei competente e probabilmente una o due in cui sei il/la migliore

  1. Tolte le tue aree di eccellenza, per tutto il resto, con quasi otto miliardi di persone nel modo, ci sarà sempre qualcun@ più brav@ di te.

La tua abilità starà nello “scovare” questa persona e ingaggiarla perché insieme raggiungiate risultati straordinari.

“Non importa quanto tu possa fare, non importa quanto coinvolgente la tua personalità possa essere; non farai molta strada negli affari se non sarai in grado di lavorare con altre persone” (John Craig)

Infine, chiedere aiuto non è sintomo di debolezza ma di consapevolezza.

La consapevolezza che puoi fare da sol@, ma insieme è meglio.

Ray Crock, il fondatore della catena McDonald’s (e ideatore di un modello di business ancora utilizzato a distanza di oltre 60 anni) diceva

“Nessuno di noi è migliore di tutti noi insieme”

È il principio dell’interdipendenza, ovvero della scelta consapevole di unire le proprie forze con altri/e, in un rapporto paritario e collaborativo, per ottenere un risultato più grande di cui beneficino tutti i soggetti coinvolti.

Le sinergie efficaci si fondano sulle differenze: differenti capacità, differenti competenze, differenti punti di vista.

Creare sinergie con persone uguali a noi significa dividersi il lavoro e allora la somma dei contributi sarà aritmetica: 1 + 1 = 2

Ma se creiamo sinergie sulle differenze, il risultato è esponenziale.

Non è facile, soprattutto in un contesto culturale, sociale ed economico che valorizza l’indipendenza e spesso promuove la competizione.

I paragoni (in famiglia, a scuola, sul lavoro) i contest aziendali, la c.d. concorrenza, tutto congiura a farci coltivare la massima indipendenza e a “guardarci le spalle”.

Ma le persone di successo che ho avuto il piacere di conoscere nella mia vita, mi hanno sempre dimostrato (attenzione: dimostrato, non dichiarato) il contrario.

Sono tutte persone capaci di creare sinergie. Talmente forti nelle loro eccellenze da chiedere aiuto per le attività in cui si sentono o scelgono di essere meno competenti.

Senza remore, senza timore, senza abusare della propria posizione.

Per me sono modelli, esempi di un atteggiamento e per questo arricchente.

Nei prossimi giorni parleremo di come gestire il timore del rifiuto nel chiedere aiuto e di come saper chiedere aiuto si coniughi con la leadership, la gestione delle risorse e la delega.

Mi piacerebbe far circolare queste riflessioni tra il maggior numero possibile di persone: mi aiuti, per favore?

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