Qualcun@ mi dice: “Tizi@ sa che ho bisogno di aiuto. Se volesse, me lo avrebbe già dato”.

Davvero pensiamo che le persone siano telepatiche?

Davvero ci aspettiamo che le altre persone possano leggere la richiesta di aiuto attraverso il nostro “muro” di sicurezza e autosufficienza?

Noi quanto tempo dedichiamo ad aiutare – davvero – chi non ce lo chiede apertamente?

Quante volte cerchiamo di guardare oltre il “muro”?

Perché dovrebbe essere differente con noi?

La paura del rifiuto è naturale. Superarla può fare la differenza.

Quando mi prende questa paura, mi dico che, in caso di rifiuto, resterò, semplicemente, nello stato in cui ero. Non peggiore, uguale.

E mi impegno, anzitutto con me stessa, a non giudicare la persona che dovesse rifiutarmi il suo aiuto. Provando a mettermi nella sua posizione, a volte, me lo rifiuterei anch’io. E così capisco cosa devo modificare, aggiungere o togliere perché la mia richiesta possa essere soddisfatta.

E poi mi butto, ripetendomi una frase che una volta sentii pronunciare da Max Formisano: Tu chiedi. Aspettati i no e preparati ai sì

Mi piacerebbe far circolare queste riflessioni tra il maggior numero possibile di persone: per favore, mi aiuti?