Robot e lavoro (o la scomoda realtà dei punti di vista diversi)

L’innovazione tecnologica aumenta il benessere delle comunità e dei lavoratori.
L’innovazione tecnologica ci rende schiavi e fa regredire i diritti dei lavoratori.
Chi ha ragione?

Entrambi e nessuno.
Non perché la verità stia nel mezzo ma perché, come quasi sempre accade, la verità cambia con la posizione di chi osserva.

Se avessi un genitore malato di Alzheimer, sarei felice di fargli ospitare il cugino italiano di Pepper.
Questo robot umanoide, dotato di intelligenza artificiale e capace di livelli base di empatia, è il frutto della ricerca coordinata da Silvia Rossi all’Università Federico II di Napoli.

Assiste i malati di Alzheimer come un badante, ricordando loro di mangiare, lavarsi, prendere le medicine, e ne monitora lo stato di salute complessivo. Il progetto è ancora in fase sperimentale (con 40 esemplari) ma da ottobre, analizzati i dati e apportate le opportune modifiche, potrebbe entrare in produzione. I costi sono alti, ma inferiori a quelli di un’automobile (entro i 15mila euro).

Vista con gli occhi di una figlia, l’innovazione tecnologica è meravigliosa.

Se fossi un’impiegata con mansioni di inserimento dati, l’innovazione tecnologica che consente di fare il mio lavoro con meno tempo, costi e margini di errore, equivarrebbe al mio licenziamento. continua su purpletude

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